Arpioni Reseña Artística

Arpioni - 2020 - Ancora in strada

Nati nel lontano 1990, sono uno dei gruppi più longevi della scena ska italiana.
Da subito molto attivi nei live, bisogna aspettare il 1995 perché il loro primo
lavoro “Papalagi” mixato negli studi di Suono Vivo da Dario Ravelli, veda la
luce. Di quegli anni restano però due demotape con brani inediti e cantati dal
primo cantante Ugo Crescini. 
Una formazione nata quasi per caso, come accadeva spesso allora, cresciuta e maturata calcando palchi e facendo strada, fra furgoni e accomodation di fortuna, lontano dai palchi mainstream. Club, centri sociali, feste paesane e manifestazioni politiche, negli anni in cui la scena ska stava riprendendo spazio anche a livello internazionale. 
Nacque così la collaborazione con Gridalo Forte Records, una label animata da Banda Bassotti, storica combat band romana e che fu uno dei piccoli miracoli della discografia indipendente di quegli anni. Il tempo passava e la band cresceva e anche la formazione cambiava, pur se rimanendo imperniata sulle figure di Stefano Kino Ferri e Franco Skarpe Scarpellini, che col tempo divennero i maggiori autori dei brani originali e di fatto i producer dei vari concept.
Ogni disco prodotto fino al 2005 vede alternarsi formazioni differenti, e ogni formazione è stata determinante per caratterizzare l’impronta. Così i suoni di Papalagi che sanno ancora di anni ottanta non mettono in ombra la potenza di brani come “Oltre la Galera” o di “ Stranezze della vita”.
Che dire poi della carica vitale di un disco come “In mezzo ai guai”, del 1998. Prodotto con la collaborazione di Kaki Arkarazo, producer basco, noto anche per essere chitarrista di band fondamentali come Kortatu e Negu Gorriak. Qui troviamo perle come”  Insumision” e “Ma che Padania” . Nel disco convivono brani di sapore battagliero con brani festaioli, degni delle migliori sbicchierare fra amici, così come brani dai contenuti più riflessivi e a volte pure intimisti.
Questa sarà una delle cifre stilistiche che caratterizzeranno sempre la band in tutta la sua produione. Registrato nell'estate 1999 a Azkarate in Euskadi, “Un mondo in levare” è forse il disco della maturità. 
La band si rinchiude e vive per quindici giorni nello studio di Kaki Arkarazo ai piedi dei Pirenei lavorando praticamente 20 ore su 24 e rimaneggiando i brani preparati in sala prove e spesso già rodati nei concerti. Ne esce un lavoro armonico e con un filo preciso, assolutamente delizioso dal primo all'ultimo brano. Con brani suonati sempre in presa diretta e spesso: buona la prima! “Nuvoloni”, “Supera i confini” Ma pure quella “Monkey man in Mexico” che segnerà l’inizio della proficua collaborazione con Tonino Carotone, il musicista di Pamplona conosciuto proprio in quei giorni. Gli incontri sono tanti. 
Si sale sul palco in festival con nomi come Desmond Dekker, o come gli Skatalites e Laurel Aitken. Ma anche band come Malarians, Skalariak, Radici Nel Cemento e tante altre ancora. Ed È proprio chiacchierando con Laurel che nasce l’idea di un tour autoprodotto con i nostri a fare da backing band, tour che prenderà forma nel 1999. Tutte esperienze che fanno crescere sia la maturità, che la introiezione della cultura della musica in levare vecchia e nuova, da parte dei membri della band. Mentre aumentano impegni che spesso portano a ricambi nella formazione e le attività si fanno frenetiche. 
Nel 2000 si comincia a lavorare a “Buona Mista Social Ska”, un album di cover di alcune delle migliori canzoni di musica italiana degli anni cinquanta e sessanta del novecento. La band si trasferisce a Roma, negli studi che furono di Piero Umiliani e registra nove tracce, sempre in presa diretta e con un'intenzione stilistica molto definita e brillante. Piccole perle che ancora oggi sono nelle playlist di molti appassionati.
Brani impreziositi dalle numerose collaborazioni. Quella con Tonino Carotone in “ Guarda che luna”, con Pilar Piluka Aranguren in “ Parole Parole”, con Begona Bang Matu in “Figlio unico” e con Cristiana Dupe Olojo Kosoko in “Canzone” Voci , mixaggio e master saranno realizzati ancora nel paese basco con Kaki. Nel frattempo l’estate del 2000 vede pure il lavoro come backing band di Tonino nella tournee del suo fortunato album d'esordio, e saranno decine i concerti di quella stagione, davvero fortunata.
Dopo una pausa di riflessione di quasi una stagione, con pochi live e qualche rimaneggiamento della formazione bisogna arrivare al 2004 per cominciare a vedere nascere il concept di quello che sarà il loro ultimo lavoro, almeno fino adora. “Malacabeza” nasce ancora da un buen retiro della band che di fatto si chiude in casa di Kino tra le colline orobiche e per circa tre mesi lavora sodo, registrando, vagliando e costruendo collaborazioni e dando forma e contenuto ai brani, autoproducendoli di fatto, ma con la preziosa collaborazione di Alberto Bonardi, fonico eccelso, e dell’amico e produttore Claudio Ongaro, una vecchia conoscenza della scena indipendente italiana.
Ancora Tonino e Piluka, ma poi Roy Paci, Valerio Mastandrea, e molti altri ancora, a impreziosire brani che sono ormai dei classici per gli amanti del genere e non solo. E poi la collaborazione con una persona speciale e unica, il cantautore romano Stefano Rosso, del quale (e col quale) la band interpreterà una versione de “Una storia disonesta”, eclettico inno antiproibizionista d’anté.
Sono anni pieni di impegni e soddisfazione, sia per la buona riuscita del disco, con la conseguente esecuzione radiofonica di molti brani anche su network nazionali, che per gli impegni live che si moltiplicano e che vedono il moltiplicarsi di date in tutta Europa. Così che nel 2008 sopravviene un momento di stanchezza e la band sospende le attività. Passano ben otto anni prima che Kino e Franco, che nel frattempo si erano dedicati a piccoli progetti differenti, si ritrovino e decidano di ripartire, prima con un concerto una tantum e poi, visto il successo e le richieste ricevute, con una serie di date che dovevano essere limitate e che invece si decide di non fermarsi e di continuare, visto il successo e le nuove. Così nel 2018 dopo una trentina di concerti la band rilascia una ska cover del celeberrimo “ Should I stay or should I go” dei Clash. Il brano fa parte di una compilation tedesca di tributo al punk, e viene registrato con la produzione di Walter Bonnot Buonanno, eclettico producer e membro attivo di Assalti Frontali che fu anche bassista nella band. nel frattempo nasce l’idea assieme alla regista Alicia Vibes di un video che in qualche modo si contrapponga alle disposizioni sull’immigrazione inasprite ulteriormente dall’allora ministro dell’interno e il tema del potere restare o andare sembra essere il sillogismo ideale. Così la band collega il brano a un video totalmente autoprodotto.
Continuano intanto i concerti, ma la voglia di raccontare storie è tanta e così ricomincia il lavoro di scrittura, che porta a cominciare un lavoro in studio, che purtroppo si deve fermare nel periodo del lockdown a seguito dell´epidemia da COVID19, ma che la band si avvia a riprendere, realizzando un nuovo lavoro che verrà rilasciato nella primavera del 2021.

 

Arpioni Membri

Stefano 'Kino' Ferri - Voz

Franco Scarpellini - Guitarra y Coros

Francesco "Puccio" Puccianti Bajo y Coros

Andrea “Cipi” Locatelli - Teclados

Alessandro Marzetti - Trompeta

Gabriele Rubino - Saxo Contraalto

Alessandro Lampis - Batteria

DISCOGRAFIA

             

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